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Prova Daniela - Agenda Digitale

SICUREZZA DIGITALE

Prova Daniela

Abstract lorem ipsum dolor sit amet

05 Mag 2020
didascalia

Innanzitutto, con la Finanziaria 2019 si è ridimensionata notevolmente la parte del piano Industria 4.0 a cui, fino ad oggi, era stato dato più spazio, quella relativa agli incentivi per l’acquisto di nuovi macchinari e software: è stato cancellato del tutto il superammortamento per l’acquisto di macchinari nuovi, è stato rimodulato in senso più favorevole alle PMI (mentre si riduce per le altre imprese) l’iperammortamento, che riguarda nello specifico gli investimenti in chiave Industry 4.0.

Di fatto, quest’ultimo incentivo sale al 270% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro (il ddl originario del Governo prevedeva una maggiorazione del 150%, analoga a quella dello scorso anno, l’aliquota è stata poi alzata alla Camera portando la maggiorazione al 170%), mentre vengono previste aliquote più basse per quelli di maggior valore: la ratio è quella di continuare ad agevolare le Pmi, riducendo invece l’incentivo per le imprese di maggiori dimensioni, che con ogni probabilità hanno già effettuato gli investimenti negli anni scorsi.

Il ridimensionamento di questa parte del piano, che riguarda gli investimenti, non risulta controbilanciata da una valorizzazione di uno degli altri pilastri su cui è basato, fin dall’origine, il piano Industry 4.0: competenze, lavoro, governance. In realtà, su questo fronte il passaggio alla camera ha introdotto una novità, reintroducendo il bonus formazione 4.0 che invece non era previsto nella prima versione della manovra, approvata dal Governo. C’è la proroga al 2019, ma anche qui con una rimodulazione, più favorevole alle PMI che non alle grandi imprese. Continuano a mancare misure specifiche sul lavoro 4.0 (un capitolo che per ora resta completamente affidato alle parti sociali).

Il voucher per il manager dell’innovazione

C’è però una nuova agevolazione per le assunzioni di manager dell’innovazione, un voucher fino a 40mila destinato anch’esso solo alle Pmi. A maggio 2019, quest’ultima misura era al vaglio della Corte dei Conti, a luglio invece è stato pubblicato il decreto del Mise con tutte le disposizioni per l’applicazione del contributo. Il budget per il 2019-2020 è di 25 milioni di euro. I fondi variano a seconda della grandezza dell’azienda, dai 40mila euro per le piccole aziende nel limite del 50% delle spese, ai 25mila euro per le medie entro il 30% delle spese, fino a 80mila euro per le reti d’impresa entro il 50% delle spese effettuate.

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Il 7 novembre sono stati pubblicati gli elenchi degli innovation manager. Scatterà poi la fase in cui avanzare le domande per il voucher.

Il Decreto Crescita: le misure per Industry 4.0

Come anticipato, l’approvazione (con riserva) del Decreto crescita ha portato a cambiamenti di idea rispetto alle formulazioni contenute nella Finanziaria 2019. Relativamente alle misure Industry 4.0, il più evidente è presente all’articolo 1 del Decreto, dove si annuncia la proroga del superammortamento fino alla fine del 2019, con possibilità per le aziende di fare acquisti fino a giugno 2020. Le maggiorazioni previste sono del 30% per l’acquisto di beni strumentali (esclusi i veicoli), la maggiorazione non si applica agli investimenti oltre i 2,5 milioni di euro.

Una nuova importante misura è lo stanziamento di 100 milioni di euro per la digitalizzazione delle imprese, che consente di erogare fino al 50% delle spese per acquisire le tecnologie abilitanti al piano Impresa 4.0. Con l’approvazione definitiva del DL Crescita, è stato ampliato l’elenco delle tecnologia, includendo anche blockchain e intelligenza artificiale.

Con il Decreto crescita cambia il tetto massimo per richiedere i finanziamenti previsti dalla Nuova Sabatini: da 2 milioni di euro, il limite sale a 4 milioni. Con la seconda approvazione del Decreto Crescita il 24 aprile 2019, è scomparsa dalla bozza del testo di legge (e anche nel testo approvato dal Senato a fine giugno 2019) la proroga per il Credito di imposta per ricerca e sviluppo. Nella prima bozza approvata ad aprile il credito per R&S era stato prorogato anche per il 2021-2023: l’aliquota era stata fissata al 25% e al 50% a seconda dei parametri previsti dalla Legge di bilancio 2019, per il prossimo triennio invece sarebbe stata fissata al 25%.

La Mini Ires, sconti nella Ires per chi reinveste gli utili in beni strumentali, viene totalmente stravolta. La misura prevede infatti con il Decreto crescita tagli di 1,5% per quest’anno, 2,5% nel 2020, 3% nel 2021 e 3,5% dal 2022, per poi diventare del 4% dal 2023. Di conseguenza, il prelievo Ires sarà del 20% nel 2023.

Altre misure prevedono che nel Fondo di garanzia per le PMI vengano ora inclusi i Bond (titoli di Stato) per le medie imprese; la deducibilità dell’IMU per gli immobili strumentali (come i capannoni) sale al 50% quest’anno e al 60% per il 2020 e il 2021, 70% nel 2022 mentre inizialmente era previsto all’80%. Dopo il passaggio in Senato del testo a giugno 2019, si è stabilito che si dovrà dichiarare l’IMU entro la nuova scadenza del 31 dicembre. Seguirà la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.

Ulteriori misure sono state accordate a novembre con decreto firmato dal ministro Stefano Patuanelli. Il provvedimento prevede l’erogazione di 265 milioni di euro per la trasformazione digitale, di cui il 25% sarà riservato alle PMI.

La circolare dell’Agenzia delle entrate

Il 10 aprile 2019, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato un lungo documento con le precisazioni fiscali relative alle misure previste dalla Legge di bilancio 2019 e integrate dal Decreto crescita. La circolare riguarda chiarimenti destinati sia ai privati cittadini che alle aziende, in particolare un’ampia sezione è stata dedicata alle misure in relazione a Impresa 4.0.

Tra queste, l’Agenzia delle entrate precisa le specifiche fiscali relative alle agevolazioni Ires, deducibilità IMU e formazione 4.0, oltre a iperammortamento e cloud computing.

Innanzitutto, con la Finanziaria 2019 si è ridimensionata notevolmente la parte del piano Industria 4.0 a cui, fino ad oggi, era stato dato più spazio, quella relativa agli incentivi per l’acquisto di nuovi macchinari e software: è stato cancellato del tutto il superammortamento per l’acquisto di macchinari nuovi, è stato rimodulato in senso più favorevole alle PMI (mentre si riduce per le altre imprese) l’iperammortamento, che riguarda nello specifico gli investimenti in chiave Industry 4.0.

Di fatto, quest’ultimo incentivo sale al 270% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro (il ddl originario del Governo prevedeva una maggiorazione del 150%, analoga a quella dello scorso anno, l’aliquota è stata poi alzata alla Camera portando la maggiorazione al 170%), mentre vengono previste aliquote più basse per quelli di maggior valore: la ratio è quella di continuare ad agevolare le Pmi, riducendo invece l’incentivo per le imprese di maggiori dimensioni, che con ogni probabilità hanno già effettuato gli investimenti negli anni scorsi.

Il ridimensionamento di questa parte del piano, che riguarda gli investimenti, non risulta controbilanciata da una valorizzazione di uno degli altri pilastri su cui è basato, fin dall’origine, il piano Industry 4.0: competenze, lavoro, governance. In realtà, su questo fronte il passaggio alla camera ha introdotto una novità, reintroducendo il bonus formazione 4.0 che invece non era previsto nella prima versione della manovra, approvata dal Governo. C’è la proroga al 2019, ma anche qui con una rimodulazione, più favorevole alle PMI che non alle grandi imprese. Continuano a mancare misure specifiche sul lavoro 4.0 (un capitolo che per ora resta completamente affidato alle parti sociali).

Il voucher per il manager dell’innovazione

C’è però una nuova agevolazione per le assunzioni di manager dell’innovazione, un voucher fino a 40mila destinato anch’esso solo alle Pmi. A maggio 2019, quest’ultima misura era al vaglio della Corte dei Conti, a luglio invece è stato pubblicato il decreto del Mise con tutte le disposizioni per l’applicazione del contributo. Il budget per il 2019-2020 è di 25 milioni di euro. I fondi variano a seconda della grandezza dell’azienda, dai 40mila euro per le piccole aziende nel limite del 50% delle spese, ai 25mila euro per le medie entro il 30% delle spese, fino a 80mila euro per le reti d’impresa entro il 50% delle spese effettuate.

Il 7 novembre sono stati pubblicati gli elenchi degli innovation manager. Scatterà poi la fase in cui avanzare le domande per il voucher.

Il Decreto Crescita: le misure per Industry 4.0

Come anticipato, l’approvazione (con riserva) del Decreto crescita ha portato a cambiamenti di idea rispetto alle formulazioni contenute nella Finanziaria 2019. Relativamente alle misure Industry 4.0, il più evidente è presente all’articolo 1 del Decreto, dove si annuncia la proroga del superammortamento fino alla fine del 2019, con possibilità per le aziende di fare acquisti fino a giugno 2020. Le maggiorazioni previste sono del 30% per l’acquisto di beni strumentali (esclusi i veicoli), la maggiorazione non si applica agli investimenti oltre i 2,5 milioni di euro.

Una nuova importante misura è lo stanziamento di 100 milioni di euro per la digitalizzazione delle imprese, che consente di erogare fino al 50% delle spese per acquisire le tecnologie abilitanti al piano Impresa 4.0. Con l’approvazione definitiva del DL Crescita, è stato ampliato l’elenco delle tecnologia, includendo anche blockchain e intelligenza artificiale.

Con il Decreto crescita cambia il tetto massimo per richiedere i finanziamenti previsti dalla Nuova Sabatini: da 2 milioni di euro, il limite sale a 4 milioni. Con la seconda approvazione del Decreto Crescita il 24 aprile 2019, è scomparsa dalla bozza del testo di legge (e anche nel testo approvato dal Senato a fine giugno 2019) la proroga per il Credito di imposta per ricerca e sviluppo. Nella prima bozza approvata ad aprile il credito per R&S era stato prorogato anche per il 2021-2023: l’aliquota era stata fissata al 25% e al 50% a seconda dei parametri previsti dalla Legge di bilancio 2019, per il prossimo triennio invece sarebbe stata fissata al 25%.

La Mini Ires, sconti nella Ires per chi reinveste gli utili in beni strumentali, viene totalmente stravolta. La misura prevede infatti con il Decreto crescita tagli di 1,5% per quest’anno, 2,5% nel 2020, 3% nel 2021 e 3,5% dal 2022, per poi diventare del 4% dal 2023. Di conseguenza, il prelievo Ires sarà del 20% nel 2023.

Altre misure prevedono che nel Fondo di garanzia per le PMI vengano ora inclusi i Bond (titoli di Stato) per le medie imprese; la deducibilità dell’IMU per gli immobili strumentali (come i capannoni) sale al 50% quest’anno e al 60% per il 2020 e il 2021, 70% nel 2022 mentre inizialmente era previsto all’80%. Dopo il passaggio in Senato del testo a giugno 2019, si è stabilito che si dovrà dichiarare l’IMU entro la nuova scadenza del 31 dicembre. Seguirà la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.

Ulteriori misure sono state accordate a novembre con decreto firmato dal ministro Stefano Patuanelli. Il provvedimento prevede l’erogazione di 265 milioni di euro per la trasformazione digitale, di cui il 25% sarà riservato alle PMI.

La circolare dell’Agenzia delle entrate

Il 10 aprile 2019, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato un lungo documento con le precisazioni fiscali relative alle misure previste dalla Legge di bilancio 2019 e integrate dal Decreto crescita. La circolare riguarda chiarimenti destinati sia ai privati cittadini che alle aziende, in particolare un’ampia sezione è stata dedicata alle misure in relazione a Impresa 4.0.

Tra queste, l’Agenzia delle entrate precisa le specifiche fiscali relative alle agevolazioni Ires, deducibilità IMU e formazione 4.0, oltre a iperammortamento e cloud computing.

Innanzitutto, con la Finanziaria 2019 si è ridimensionata notevolmente la parte del piano Industria 4.0 a cui, fino ad oggi, era stato dato più spazio, quella relativa agli incentivi per l’acquisto di nuovi macchinari e software: è stato cancellato del tutto il superammortamento per l’acquisto di macchinari nuovi, è stato rimodulato in senso più favorevole alle PMI (mentre si riduce per le altre imprese) l’iperammortamento, che riguarda nello specifico gli investimenti in chiave Industry 4.0.

Di fatto, quest’ultimo incentivo sale al 270% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro (il ddl originario del Governo prevedeva una maggiorazione del 150%, analoga a quella dello scorso anno, l’aliquota è stata poi alzata alla Camera portando la maggiorazione al 170%), mentre vengono previste aliquote più basse per quelli di maggior valore: la ratio è quella di continuare ad agevolare le Pmi, riducendo invece l’incentivo per le imprese di maggiori dimensioni, che con ogni probabilità hanno già effettuato gli investimenti negli anni scorsi.

Il ridimensionamento di questa parte del piano, che riguarda gli investimenti, non risulta controbilanciata da una valorizzazione di uno degli altri pilastri su cui è basato, fin dall’origine, il piano Industry 4.0: competenze, lavoro, governance. In realtà, su questo fronte il passaggio alla camera ha introdotto una novità, reintroducendo il bonus formazione 4.0 che invece non era previsto nella prima versione della manovra, approvata dal Governo. C’è la proroga al 2019, ma anche qui con una rimodulazione, più favorevole alle PMI che non alle grandi imprese. Continuano a mancare misure specifiche sul lavoro 4.0 (un capitolo che per ora resta completamente affidato alle parti sociali).

Il voucher per il manager dell’innovazione

C’è però una nuova agevolazione per le assunzioni di manager dell’innovazione, un voucher fino a 40mila destinato anch’esso solo alle Pmi. A maggio 2019, quest’ultima misura era al vaglio della Corte dei Conti, a luglio invece è stato pubblicato il decreto del Mise con tutte le disposizioni per l’applicazione del contributo. Il budget per il 2019-2020 è di 25 milioni di euro. I fondi variano a seconda della grandezza dell’azienda, dai 40mila euro per le piccole aziende nel limite del 50% delle spese, ai 25mila euro per le medie entro il 30% delle spese, fino a 80mila euro per le reti d’impresa entro il 50% delle spese effettuate.

Il 7 novembre sono stati pubblicati gli elenchi degli innovation manager. Scatterà poi la fase in cui avanzare le domande per il voucher.

Il Decreto Crescita: le misure per Industry 4.0

Come anticipato, l’approvazione (con riserva) del Decreto crescita ha portato a cambiamenti di idea rispetto alle formulazioni contenute nella Finanziaria 2019. Relativamente alle misure Industry 4.0, il più evidente è presente all’articolo 1 del Decreto, dove si annuncia la proroga del superammortamento fino alla fine del 2019, con possibilità per le aziende di fare acquisti fino a giugno 2020. Le maggiorazioni previste sono del 30% per l’acquisto di beni strumentali (esclusi i veicoli), la maggiorazione non si applica agli investimenti oltre i 2,5 milioni di euro.

Una nuova importante misura è lo stanziamento di 100 milioni di euro per la digitalizzazione delle imprese, che consente di erogare fino al 50% delle spese per acquisire le tecnologie abilitanti al piano Impresa 4.0. Con l’approvazione definitiva del DL Crescita, è stato ampliato l’elenco delle tecnologia, includendo anche blockchain e intelligenza artificiale.

Con il Decreto crescita cambia il tetto massimo per richiedere i finanziamenti previsti dalla Nuova Sabatini: da 2 milioni di euro, il limite sale a 4 milioni. Con la seconda approvazione del Decreto Crescita il 24 aprile 2019, è scomparsa dalla bozza del testo di legge (e anche nel testo approvato dal Senato a fine giugno 2019) la proroga per il Credito di imposta per ricerca e sviluppo. Nella prima bozza approvata ad aprile il credito per R&S era stato prorogato anche per il 2021-2023: l’aliquota era stata fissata al 25% e al 50% a seconda dei parametri previsti dalla Legge di bilancio 2019, per il prossimo triennio invece sarebbe stata fissata al 25%.

La Mini Ires, sconti nella Ires per chi reinveste gli utili in beni strumentali, viene totalmente stravolta. La misura prevede infatti con il Decreto crescita tagli di 1,5% per quest’anno, 2,5% nel 2020, 3% nel 2021 e 3,5% dal 2022, per poi diventare del 4% dal 2023. Di conseguenza, il prelievo Ires sarà del 20% nel 2023.

Altre misure prevedono che nel Fondo di garanzia per le PMI vengano ora inclusi i Bond (titoli di Stato) per le medie imprese; la deducibilità dell’IMU per gli immobili strumentali (come i capannoni) sale al 50% quest’anno e al 60% per il 2020 e il 2021, 70% nel 2022 mentre inizialmente era previsto all’80%. Dopo il passaggio in Senato del testo a giugno 2019, si è stabilito che si dovrà dichiarare l’IMU entro la nuova scadenza del 31 dicembre. Seguirà la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.

Ulteriori misure sono state accordate a novembre con decreto firmato dal ministro Stefano Patuanelli. Il provvedimento prevede l’erogazione di 265 milioni di euro per la trasformazione digitale, di cui il 25% sarà riservato alle PMI.

La circolare dell’Agenzia delle entrate

Il 10 aprile 2019, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato un lungo documento con le precisazioni fiscali relative alle misure previste dalla Legge di bilancio 2019 e integrate dal Decreto crescita. La circolare riguarda chiarimenti destinati sia ai privati cittadini che alle aziende, in particolare un’ampia sezione è stata dedicata alle misure in relazione a Impresa 4.0.

Tra queste, l’Agenzia delle entrate precisa le specifiche fiscali relative alle agevolazioni Ires, deducibilità IMU e formazione 4.0, oltre a iperammortamento e cloud computing.

Innanzitutto, con la Finanziaria 2019 si è ridimensionata notevolmente la parte del piano Industria 4.0 a cui, fino ad oggi, era stato dato più spazio, quella relativa agli incentivi per l’acquisto di nuovi macchinari e software: è stato cancellato del tutto il superammortamento per l’acquisto di macchinari nuovi, è stato rimodulato in senso più favorevole alle PMI (mentre si riduce per le altre imprese) l’iperammortamento, che riguarda nello specifico gli investimenti in chiave Industry 4.0.

Di fatto, quest’ultimo incentivo sale al 270% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro (il ddl originario del Governo prevedeva una maggiorazione del 150%, analoga a quella dello scorso anno, l’aliquota è stata poi alzata alla Camera portando la maggiorazione al 170%), mentre vengono previste aliquote più basse per quelli di maggior valore: la ratio è quella di continuare ad agevolare le Pmi, riducendo invece l’incentivo per le imprese di maggiori dimensioni, che con ogni probabilità hanno già effettuato gli investimenti negli anni scorsi.

Il ridimensionamento di questa parte del piano, che riguarda gli investimenti, non risulta controbilanciata da una valorizzazione di uno degli altri pilastri su cui è basato, fin dall’origine, il piano Industry 4.0: competenze, lavoro, governance. In realtà, su questo fronte il passaggio alla camera ha introdotto una novità, reintroducendo il bonus formazione 4.0 che invece non era previsto nella prima versione della manovra, approvata dal Governo. C’è la proroga al 2019, ma anche qui con una rimodulazione, più favorevole alle PMI che non alle grandi imprese. Continuano a mancare misure specifiche sul lavoro 4.0 (un capitolo che per ora resta completamente affidato alle parti sociali).

Il voucher per il manager dell’innovazione

C’è però una nuova agevolazione per le assunzioni di manager dell’innovazione, un voucher fino a 40mila destinato anch’esso solo alle Pmi. A maggio 2019, quest’ultima misura era al vaglio della Corte dei Conti, a luglio invece è stato pubblicato il decreto del Mise con tutte le disposizioni per l’applicazione del contributo. Il budget per il 2019-2020 è di 25 milioni di euro. I fondi variano a seconda della grandezza dell’azienda, dai 40mila euro per le piccole aziende nel limite del 50% delle spese, ai 25mila euro per le medie entro il 30% delle spese, fino a 80mila euro per le reti d’impresa entro il 50% delle spese effettuate.

Il 7 novembre sono stati pubblicati gli elenchi degli innovation manager. Scatterà poi la fase in cui avanzare le domande per il voucher.

Il Decreto Crescita: le misure per Industry 4.0

Come anticipato, l’approvazione (con riserva) del Decreto crescita ha portato a cambiamenti di idea rispetto alle formulazioni contenute nella Finanziaria 2019. Relativamente alle misure Industry 4.0, il più evidente è presente all’articolo 1 del Decreto, dove si annuncia la proroga del superammortamento fino alla fine del 2019, con possibilità per le aziende di fare acquisti fino a giugno 2020. Le maggiorazioni previste sono del 30% per l’acquisto di beni strumentali (esclusi i veicoli), la maggiorazione non si applica agli investimenti oltre i 2,5 milioni di euro.

Una nuova importante misura è lo stanziamento di 100 milioni di euro per la digitalizzazione delle imprese, che consente di erogare fino al 50% delle spese per acquisire le tecnologie abilitanti al piano Impresa 4.0. Con l’approvazione definitiva del DL Crescita, è stato ampliato l’elenco delle tecnologia, includendo anche blockchain e intelligenza artificiale.

Con il Decreto crescita cambia il tetto massimo per richiedere i finanziamenti previsti dalla Nuova Sabatini: da 2 milioni di euro, il limite sale a 4 milioni. Con la seconda approvazione del Decreto Crescita il 24 aprile 2019, è scomparsa dalla bozza del testo di legge (e anche nel testo approvato dal Senato a fine giugno 2019) la proroga per il Credito di imposta per ricerca e sviluppo. Nella prima bozza approvata ad aprile il credito per R&S era stato prorogato anche per il 2021-2023: l’aliquota era stata fissata al 25% e al 50% a seconda dei parametri previsti dalla Legge di bilancio 2019, per il prossimo triennio invece sarebbe stata fissata al 25%.

La Mini Ires, sconti nella Ires per chi reinveste gli utili in beni strumentali, viene totalmente stravolta. La misura prevede infatti con il Decreto crescita tagli di 1,5% per quest’anno, 2,5% nel 2020, 3% nel 2021 e 3,5% dal 2022, per poi diventare del 4% dal 2023. Di conseguenza, il prelievo Ires sarà del 20% nel 2023.

Altre misure prevedono che nel Fondo di garanzia per le PMI vengano ora inclusi i Bond (titoli di Stato) per le medie imprese; la deducibilità dell’IMU per gli immobili strumentali (come i capannoni) sale al 50% quest’anno e al 60% per il 2020 e il 2021, 70% nel 2022 mentre inizialmente era previsto all’80%. Dopo il passaggio in Senato del testo a giugno 2019, si è stabilito che si dovrà dichiarare l’IMU entro la nuova scadenza del 31 dicembre. Seguirà la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.

Ulteriori misure sono state accordate a novembre con decreto firmato dal ministro Stefano Patuanelli. Il provvedimento prevede l’erogazione di 265 milioni di euro per la trasformazione digitale, di cui il 25% sarà riservato alle PMI.

La circolare dell’Agenzia delle entrate

Il 10 aprile 2019, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato un lungo documento con le precisazioni fiscali relative alle misure previste dalla Legge di bilancio 2019 e integrate dal Decreto crescita. La circolare riguarda chiarimenti destinati sia ai privati cittadini che alle aziende, in particolare un’ampia sezione è stata dedicata alle misure in relazione a Impresa 4.0.

Tra queste, l’Agenzia delle entrate precisa le specifiche fiscali relative alle agevolazioni Ires, deducibilità IMU e formazione 4.0, oltre a iperammortamento e cloud computing.

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